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Notte magica notte del Passatore

di Maria Luisa Cerri Tognelli


Dopo sedici volte, come del resto poi ogni anno, pensi tra te e te : l'ormai ci ho fatto l'abitudine.
In realtà ogni volta è come la prima, l'emozione ti prende la gola e lo stomaco prima della partenza ed il cuore ti batte forte forte, mentre ammiri, per la verità alquanto distrattamente, le bellezze artistiche di Piazza della Signoria.
Poi il colpo di pistola, si parte, i primi passi titubanti tra la calca dei podisti, hai quasi paura di essere travolta, poi via tra la folla dei curiosi e, piano piano, mentre inizia la salita verso Fiesole, ecco che la tensione si allenta, raccogli tutte le tue forze, sei sola con le tue paure, con i tuoi pensieri e sai che devi farcela, che è una gara con te stessa insieme agli altri, mentre rifletti sulle più diverse motivazioni che spingono l'uomo a compiere le imprese, che ai più sembrano piuttosto folli.
Ma anche questo è il bello dell'essere umano. Procedo godendo dei bei panorami che si aprono davanti a me, della vicinanza dei miei compagni di cammino, alcuni conoscenti di vecchia data, altri incontri del momento e penso che presto sarò a Vetta Le Croci dove incontrerò mio marito che da anni supporta e sopporta questa mia passione e ribadisco a me stessa che, anche per lui, dovrò comportarmi bene e portare a termine la mia diciassettesima Cento del Passatore.
Stiamo ora arrivando a Borgo San Lorenzo e devo dire che mi disturba il frastuono della festa paesana cui non possiamo certo partecipare e quel rumore assordante, dal quale cerco di allontanarmi al più presto, mi deconcentra moltissimo. Calano le prime ombre della sera, tra poco avrà inizio la notte magica del Passatore. Nella penombra del tramonto la malinconia mi assale, mentre sto per affrontare l'erta salita del Passo della Colla. E mi raccolgo nel silenzio e mi passano per la mente i pensieri più diversi, le idee più strane e procedendo riconosco luoghi ormai a me ben noti; potrei dire dove è una fontana, una curva, un paesetto, un?arcata; ripasso a memoria i luoghi che ho attraversato e che ora sto attraversando e che sento ormai miei, perché mi sono entrati nel sangue e nella pelle. Ed è notte, ormai il buio mi avvolge, questa, tra il 24 e il 25 del 2003 è la notte più buia dei miei "passatori".
Ogni tanto le luci delle auto mi fanno trasalire e mi riportano alla realtà e qua e là intravedo qualche ombra che procede ora con passo sicuro ora con passo barcollante, non c'è dubbio che si tratta di qualche compagno di avventura. E mi sento tutt'uno con il cielo stellato, con le colline che mi sovrastano, con il prossimo che mi è vicino e sono in pace con me stessa e con il mondo. Ritengo che le parole, purtroppo, non siano in grado di esprimere esaurientemente le nostre sensazioni ed i nostri sentimenti, ritengo comunque che valga la pena di fare questa esperienza che può farci sentire piccoli piccoli, ma al tempo stesso grandi grandi; ma questo sentirsi talvolta "grandi" non è che susciti sciocco orgoglio o superbia, ci spinge soltanto a rivolgere il pensiero al nostro Creatore con immensa gratitudine, per me almeno è così.
Passo dopo passo mi accorgo di essere a Marradi e siamo già, si fa per dire, al conto alla rovescia; ora il sonno si fa sentire e alle prime luci del giorno ancora di più, ma non posso concedermi mollezze né pensieri che mi distolgano dalla meta. Devo procedere senza esitazioni e già sogno la Piazza del Popolo di Faenza. Con l'alba arriva anche la stanchezza, quasi la luce facesse prendere coscienza della fatica affrontata; ora i pensieri sono meno intimi, meno profondi e quelle che nella notte erano ombre, ora cominciano a delinearsi realtà nette e distinte, mentre per la verità avanzano un pò come automi.
A Brisighella mi riprendo un pò dal torpore del mattino e via, manca il rettilineo finale che non voglio quasi guardare e affronto ad occhi bassi, ma ecco la curva, svolto a destra, ancora un chilometro o poco più e sono in dirittura di arrivo. Raccolgo le mie forze per la corsa finale sul palco, sono felice, ce l'ho fatta, ringrazio Dio e chi crede in me ! Anche per questa volta posso dire "Io c'ero !"

 

Una meravigliosa avventura
di Maria Luisa Cerri Tognelli

Finalmente … “Io c’ero !”.
Me l’ero fatta raccontare mille volte durante le gare domenicali e già attraverso quei racconti avevo vissuto gli entusiasmi, le piccole sofferenze, la carica umana di chi già aveva corso “ Il Passatore” ed ogni volta che ne sentivo parlare provavo un brivido particolare. Finalmente ho vissuto questa avventura in prima persona e di essa voglio dirvi quello che penso, non tanto perché creda di aver qualcosa di nuovo da dire, ma perché le esperienze degli altri ci arricchiscono sempre.
Oggi è lunedì, il giorno dopo, e posso assicurarvi che ho già dimenticato la fatica ed il sonno degli ultimi chilometri di rettilineo che non finivano mai. Sarei pronta a ripartire; ritengo che questo sia già di per se stesso la prova che garantisce che correre questa “Cento” vale la pena, che la fatica viene abbondantemente ripagata e che dopo si ricordano solo gli aspetti positivi: l’incontro con tanta umanità ancora sana, entusiasta, appagata disinteressatamente della piccola soddisfazione di una parola, di un incoraggiamento, di un applauso. In quei momenti scopri soltanto il volto migliore del mondo !
La “ passeggiata “ è stata meravigliosa: la partenza da Piazza della Signoria a Firenze costituisce già uno scenario che parla da solo.
Tanta folla, tanti partecipanti, giovani e meno giovani, robusti o mingherlini, fisici atletici ed altri meno dotati, ma tutti con l’ansia ed il desiderio di correre e di arrivare. Poi la partenza, un po’ a rilento a causa del rilevante numero dei partecipanti e finalmente via, per il viale che conduce alla Fiesolana. Poi la salita, ognuno prende il suo passo e via con tanta energia Le battute, gli scherzi come “Ma quanto manca ?”, “Tra quanto arriviamo ?”, “Mancano solo 99 km. e poi ci siamo”, ricorrono sulla bocca di molti ed è un modo come un altro per darsi la carica, per farsi coraggio, mentre altri preferiscono tacere. Ma sono bastati pochi chilometri e la tensione si è allentata ed è in iniziata la gara con se stessi insieme agli altri.
Prima tappa Vetta Le Croci e qui i primi rifornimenti ed il primo cambio di vestiario; siamo già molto sudati, il sole è sempre alto ed il paesaggio bellissimo, i primi chissà dove saranno…, ma noi siamo tranquilli come durante le gare domenicali e questo è molto importante. Seconda tappa: Borgo San Lorenzo, anche qui rifornimento a base di tè caldo e biscotti, qualche massaggio (l’assistenza è ottima); siamo all’imbrunire, la temperatura si è abbassata e dobbiamo coprirci. Con il buio la marcia diventa più suggestiva, il paesaggio si fa fiabesco e l’uomo e la natura si immedesimano, si fondono e si confondono in un insieme armonioso. Il tratto per me più affascinante è stato quello del Passo della Colla e poi giù verso Casaglia. Il silenzio regnava a tratti profondo e per non turbarlo tacevamo; talvolta si udivano il canto dei grilli e lo stormire delle fronde. Nel buio, qualche lucciola arrivata in anticipo, sembrava indicare la strada mentre le torce dei marciatori si accendevano e spegnevano. La luna, dov’è la luna ? ci chiedevamo ogni tanto guardando i suggestivi contorni delle colline circostanti, ma la luna non si vedeva, anzi il tempo era cambiato e la nebbia ci avvolgeva quando ormai mancava poco al Passo. Questo cambiamento improvviso destò in realtà qualche preoccupazione, ma dopo il Passo il cielo tornava sereno e insieme alle stelle, finalmente ecco la Luna ad accompagnarci fino all’alba. Avevamo lasciato la Toscana e ci accoglieva la solatìa Romagna del Passator cortese. Ancora silenzio e poesia; ognuno osserva, contempla, non ci sono parole per descrivere ciò che si prova. Proseguiamo ancora, il buio sembra nasconderci ed il giorno stenta ad arrivare, ma con le prime luci dell’alba si riprende quasi coscienza, si pensa a quanta strada abbiamo percorso ed a quanta ne resta da superare e, quasi a confortarci, non manca all’appuntamento la calda carezza del sole. Col sole però, almeno per me, la sonnolenza tende un agguato: mancano circa 12 km. e mi occorreranno più di due ore per percorrerli ! Dopo il primo rettilineo, il secondo e Piazza del Popolo, quasi un miraggio, ci attende. Il miraggio si fa a poco a poco realtà, sono commossa: la Piazza è gremita, raccolgo tutte le mie forze che non mi deludono, perché l’entusiasmo, vi assicuro, compie miracoli e riesco ad arrivare e salire sul palco correndo; ce l’ho fat-
ta ! Sono felice e contenta di me stessa, ma non è tutto merito mio, perciò, dopo aver ringraziato il buon Dio, ringrazio anche tutti quelli che mi hanno dato fiducia ed aiutato nella preparazione.

 


WebMaster
- Daniele Gherardelli-


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