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Impressioni sulla 100km del passatore

di Boldrin Danilo


Volevo far conoscere le mie impressioni sulla corsa che era la prima volta che affrontavo: dopo i 50 km. della Romagna abbiamo deciso, io ed una cara amica, di intraprendere insieme una preparazione mirata per questa grande corsa, sognata da tanti anni. Al di là dei consigli di tante persone, troppi consigli, tecnici e non, nessuno di quelli che avevano partecipato mi ha fatto compartecipe della grande emozione che si prova in questa corsa, quella del correre di notte, al buio. E' stata una bellissima sorpresa correre senza nessun punto di riferimento se non il buio in cui si era senza corpo, senza identità, solo un insieme con la natura, con le tenebre, con l'asfalto, dentro al tutto di cui si era parte, essenza, sostanza. Questi versi, non sono articolati, rimati, ma sono come tanti pensieri venuti in mente al momento, qualche volta non articolati dalla stanchezza, altre volte stravolti dal senso di beatitudine, ed in quel momento captati e fatti propri. Il nostro tempo alla fine è stato di 13 e 14 ore. Questa esperienza faticosa ma sublime è da rifare per ritrovare ancora di più questa particolare piacevole sensazione di libertà dal corpo, dalla mente e dai sensi. Volevo ringraziare la mia compagna di corsa per avermi fatto conoscere questa strada "la faentina", questi posti a lei carichi d'affetto e divenuti a me molto cari, perchè c'è una bellezza, una serenità che porta l'animo ad essere soddisfatto ed in pace con se stessi, aprendo il cuore ad un amore nuovo, cosmico, universale, che abbraccia l'umanità intera di ognuno.  Impressioni che alla fine saranno di tutti e due, correndo insieme fianco a fianco fin quasi all'arrivo, quando al 75mo km. ho dovuto rallentare concludendo la corsa con un'ora circa di differenza.

ELOGIO PER UNA CORSA
Si parte tra un grido, un mormorio ed uno schiamazzo qui in strada fiorentina. Pietre secolari che scottano al sole, verde appennino, giallo , argentino: un pandemonio di colori si ergono a distanza si scompigliano alla brezza dei colli, qui appena fuori Firenze.
Orizzonte aprico che si perde in una beata volontà di smarrirsi, di confondersi, e volare fino alla sommità del cielo, al suo limite.
Posti eterei, spazi celesti, io ho un angelo con me "Buona avventura, angelo mio", un sussurro, un bacio, una stretta e via.
Fianco a fianco all'inizio tra tanti piedi e mani e teste ciondolanti che corrono davanti a me e poi dietro, ti perdo di vista per poi ritrovarti a fianco in un susseguirsi di respiri, di impronte, di sguardi d'intesa.
Complicità di fatica che inizia si fa vedere nelle rughe, nel sudore, nel declivio, si fa sentire nel caldo meriggio: tratti brevi, curve strette mano nella mano dove lo sforzo è più grande, per farci forza, coraggio, un sorriso appena accennato, fatato, che arriva fino al cuore.
Mi avvolgi e mi proteggi, guida d'amore e di tenerezza e gli occhi che guidano i piedi e lo sguardo si perde tra asfalto e prati, alberi ed arbusti strade e case, ecco un'aia, il caminetto quel ruscello, la chiesetta, le terrazze, "una casa in vendita".
Ho un angelo che mi guarda dietro la spalla stanca, che sa riempire i miei travagli.
E la strada impazzisce e diventa difficile, si alza, si inerpica, avanza, si eleva e la stanchezza si fa assaporare, sentire, ma dolce è averti vicino.
Vacillo, esito, con un'occhiata grintosa di connivenza mi offri uno sperduto quadrifoglio, lo tengo stretto in me, nel mio cuore, e salgo con te nel nostro grondare, nel nostro respiro, nella nostra incosciente ma bella gioia, eccitazione, contentezza, ubriacatura di felicità, di essere qui, di correre al centro di questa leggenda, nell'intimo di questo dissacrante mito, nella profondità della storia, nel nostro sospiro in cui entra in noi tutta l'aria di questa notte toscana che avanza tra ombre di uomini fosforescenti, di macchie notturne, di stelle che  risaltano e spiccano come d'incanto in un cielo corvino mentre si rincorre la notte che è qui, seducente, ammaliante, eccola qui incantevole, affascinante là dietro la curva, avanza attraente, suggestiva è qui, eccola:
e tutto diventa improvvisamente oscurità.
E noi con lo sguardo fisso occhi negli occhi, per non perderci, per non fermarci, per darci coraggio siamo scomparsi nel buio della nuova realtà, irreale, notturna.
Ondeggio,oscillo: meraviglia delle tenebre, del buio, dell'oscurità del dubbio, del confuso, dell'incerto.
Scintillio di ombre sperdute, luccicanti, fantasmi scintillanti.
E' bella, è magica la notte qui al passo.
Un attimo e ci siamo visti brillare di luce propria, sorridenti, affascinati, sereni, smarriti anche, ma ora ritrovati per affrontar la discesa faentina:
silenzio di pensieri, pace nell'animo seppur provato, tranquillità dello spirito se pur logorato.
Stupore e sorpresa per una notte di corsa. Incanta perdersi nel buio completo.
Ci si turba, ci si manca, ci si spaventa per poi ritrovarsi più sicuri, più uniti, più calmi, più certi.
Andar incontro al nero vivo della notte.
Correre dentro il cupo e tenebroso buio, intricato, penetrare, conficcarsi nell'oscurità, spingersi, insinuarsi fino a scomparire come entità e non avere corpo, nè piedi, nè pensieri ma solo una essenza, una consistenza incorporea, limpida, trascendente, celeste, spirituale.
E il cuore col respiro che batte resta l'unica terrena verità nel tutto, qui attorno a noi.
Solo un sordo rumore lontano di suole che battono il tempo notturno, e sono le nostre.
E nella discesa tra curve e rettilinei e rette vie, nel trascorrere del tempo sospeso tra la terra, la polvere, le macchie d'ombra, i rumori e il canto di uccelli notturni, si percepisce il soffio di un'aria avvolgente, di una brezza soprannaturale, sublime, calda, un respiro divino.
E noi insieme a inseguire, a cercarci, ad essere partecipi di questo mirabile istante di pace, di silenzio, di esserci e vivere questo momento di grazia, di fatica, di miracolo per questo essere parte del tutto ed essere al centro di un universo che parte dalla polvere e passa attraverso la natura per arrivare fino alla profonditè celeste.
E sentirsi mescolati dentro all'intero creato, piccoli e grandi in una sola cosa, unica identità.
Noi, parte del tutto. Tutta la realtà, l'esistenza, la consistenza palpabile, la fragilità invisibile si identifica, si ritrova, si riconosce in un Dio universale.
E tu con me che ora mi doni il tuo sorriso,una mano per continuare a condividere questo sforzo tra ombre risplendenti, scintillanti che si rincorrono sull'asfalto, curva dopo curva, luccicchii, scintillii di lucciole che si intrecciano in giochi d'amore, ci accompagnano, fanno eco ai nostri sfavillii, ai nostri palpiti, al nostro inseguire.
Ed io traballo, barcollo tra questa beatitudine, spazio immenso.
Ma tu angelo mio avevi ali più grandi di me e sei volata via su ali d'aquila e ti ho vista diventare piccola nelle tenebre che si diradavano ormai, rischiarandosi.
E nel canto di galli, il cielo si destava, nel chiarore di un'alba appena soffusa e nel chiasso sonoro di uccelli ciarlieri, nascosti su pini marittimi sulla strada diritta, che porta alla piazza di Faenza, ho assaporato il dolce risveglio dell'animo umano, dei miei sensi intorpiditi, e di me stesso.
Povero viandante io, che negli ultimi metri ho stretto la mano al mio angelo, arrivando al sospirato traguardo.
Ed io apro la mano e ritrovo quel quadrifoglio antico di ore, io come lui sgualcito spossato, strapazzato, bucherellato di fatica e spezzettato da questa sofferenza serena, appassito anche ma intero, integro e perfetto nei contorni, io ho tagliato il traguardo felice, contento, appagato, soddisfatto ed esultante per una corsa che mi ha portato all'origine dei miei sogni, del mio tempo, di un amore senza fine, della nascita mia.

UNA CORSA NEL TEMPO

La strada lunga della vita, la via che porta alla fine, il cammino che ci accompagna, queste pietre che sto calpestando in questa corsa è una speranza, è una bellezza, è un sogno questo paesaggio toscano tra colli sereni e ulivi argentati brillanti angoli di verdi punteggiati, di antica essenza di pittura angelica nei suoi colori qui a Fiesole e giù la perla d'arte dantesca.
Si corre per queste strade che videro l'immagine torbida ma luminosa di un traghettatore, asfalto che scivola via, che passa, che si incrocia e riscalda questo panorama, rasserena il cuore nell'aria appena sussurrata, che muove appena i capelli.
E in fondo colline in una esplosione di fresca vegetazione, giallo e azzurro che volge al tramonto.
Viti sparse che ricerchi il dolce sapore e questa strada infinita che trascorre, va oltre ed entri in un sogno:
l'incanto fantastico della notte tra pendii, salite tra una oscurità che avanza.
Si è immersi d'un tratto in un ignoto buio scosceso, ripido nella discesa, e rincorri canti di usignoli, silenzi interrotti, galassie di lucciole in amore: che sogno che si corre.
Non senti il tuo corpo né le gambe dopo il Passo di Colla ma un insieme nella notte ti avvolge, ti fa entrare, ti stringe dentro nel turbinio di curve e controcurve ti abbraccia in un tutt'uno.
Si corre in un sogno, in un vortice di deliziosa pace interiore, di grande calma del cuore e non ti senti più, non ci sei più, nella vibrazione della corsa.
Tu corri e nell'andare ti sollevi da terra e nel buio ti innalzi per salire, per prendere quella stella lì, o quell'orsa là e non ti accorgi che voli sospeso, nel buio della notte amica.
E il canto di un gallo ti riporta alle prime luci dell'alba, a Faenza, e vedo una mano amica che mi invita, che mi cerca, mi aspetta ed io la prendo nella mia e insieme andiamo verso la fine di questo viaggio, di questa antica corsa:
la faentina è qui, ed io l'ho percorsa.

UNA STRADA LUNGA 100

Per questa strada antica, che il tempo squarcia le pietre e il piede assaggia ogni minima ferita, io lascio la città per salire verso i colli.
Affrontare lo sforzo, un piede dopo l'altro si corre tra la fatica e lontani ulivi che ora li puoi toccare per lasciarteli poi alle spalle, riflessi d'argento e campi indorati dal sole di primo meriggio, spiccano tra verdi chiari e macchie scure il giallo di ginestre in fiore.
Paesaggio appenninico toscano come ti riconosco in me con i cambi di colore curva dopo curva, con panorami angelici dei colli fiesolani.
Ripercorro di corsa questo tempo, con quest'aria fresca novella che mi riporta alle criniere di cavalli che qui calpestavano la mia stessa strada, scalciavano, e par di udire il nitrire della fatica.
Il rumore di carrozze, di anime già passate e qui di nuovo reincontrate, del re dei boschi e delle foreste.
Ricerco un giovane diventato ben presto morto, ma libero, leggendario, generoso.
Bellezza di un percorso che incanta paese dopo paese, corro nel tempo, nel rispetto di uomini che qui hanno vissuto nella storia, nella cultura, nell'arte e uomini che hanno abbassato gli occhi.
La notte arriva senza preavviso.
Cala il buio all'improvviso ed inizia la salita.
Si arranca, si soffia, i piedi che a fatica si riconoscono, ci si immerge nell'oscurità dei tornanti, le energie si riducono al minimo, si cercano risorse in se stessi, si fa forza sulla mente.
I passi lenti ci fanno soffrire, ci fanno ricordare, sperare, ridere, cantare e imprecare.
Ma la notte vigila, ci fa sentire il suo profumo, le stelle che pulsano ad ogni passo con il cuore, la falce di luce lunare che ci tiene sempre presenti il vento che qui in alto si fa sentire e scuote i lembi di canottiere sudate e il canto dell'usignolo che vuole compagnia e i grilli che accompagnano il ritmo delle scarpe sull'asfalto.
Immersi nella natura più profonda, più viva, più buia dove anche il più piccolo essere partecipa al nostro silenzio, al nostro respiro, alla nostra fatica che diventa dramma per poi recuparare.
Forse anche Dio è qui vicino a noi e ci dà un soffio per farci arrivare in cima.
La discesa ti fa cambiare passo le gambe girano da sole, riposa tutto il corpo e la mente.
E con i pensieri rifiatati, in tregua il cuore, è dolce discendere in un sospiro appena bisbigliato, in una solitudine, in una preghiera in un respiro che dà calore interiore, visione di luce che ci illumina ci fa vedere trasparenti, limpidi, sereni, ritornare in se stessi.
Lo sforzo si riduce ma la strada è ancora lunga e comincia una nuova bella sofferenza, si intravede l'avvento.
Tutto è in allarme dentro di noi.
Attenti ad ogni nuova minima tensione.
Ho raccolto una bricciola d'asfalto sudato, affaticato, consunto. Ma la natura ci regala l'incitamento delle cascate del Lamone, che nell'oscurità ci accompagna col suo urlo, la visione di lucciole che ci seguono, ci anticipano, fanno lunghi giri e ritornano a seminare luce lungo la discesa. E' una poesia correre, è amore per ogni cosa che vediamo, è un inno a tutto ciò che attraversiamo e proviamo una pace immensa, un riposo dell'anima, una solitudine felice che prende e ti fa aprire le braccia a tutto ciò di creato passi vicino, lo attraversi, lo sfiori, lo stringi forte al cuore e penetri nel buio che si dilegua verso un chiarore rosato.
Al canto del gallo l'alba ci accoglie tra il canto di uccelli mattutini e rondini svolazzanti verso il rettilineo che porta alla Piazza del Popolo il traguardo sospirato, della città del fuoco: Faenza!
E' finita.
Forse mi dispiace, per le forti emozioni che abbiamo provato, sentito, nutrito, vissuto assieme.
Avrei voluto che questa notte,questa strada,questo incantesimo non finisse più: nostalgia dell'infinito!

100: NOI C'ERAVAMO!

Che ansia, che tensione la partenza dei Cento a Firenze è sempre così, negli ultimi istanti e si parte al tuono dello sparo, ci si saluta tra cenni scaramantici, strette di mano, un bacio rubato, un abbraccio, un sorriso un segno di croce e via!
Si passa il centro, il Duomo, Giotto, e si sale verso Fiesole.
Si incontra l'euforia dell'inizio, della gente per strada, del sole che ci accompagna, e si sale scorgendo la città dall'alto piccola, minuscola, coccola e i colli attorno variegati dai colori angelici di chi visse qui, o Beato, tra questi alberi, giardini verdi, prati immensi, parchi ben curati, variopinta vegetazione e dolci declivi tra viti ricche di pampani attorcigliati, ulivi carichi d'argento che riflettono i raggi dorati, si incontrano, si intersecano, si incrociano in un girotondo di luci tra soffuse nuvole aeree.
Un gruppuscolo di case, un convento domenicano, la Badia, ricchezze di fede e d'arte, scrigno, tesoro perso nel tempo.
Si sale alla vetta Le Croci, tra sudore che sgorga, cuore che scalpita, caldo che sale.
Scacchiere di colori, di terra, di polvere antica, di diligenze, di calessi, di viandanti, di cavalli, di barbe bianche, di occhi lontani e tiri di schioppo, di ricchi agi e virtù, di poveri diavoli già condannati, sbandati, illusi dal tempo che scorre, che sradica, travolge.
Occhi increduli da tanta bellezza, di orizzonti sparsi, di paesi appena riconosciuti e già dimenticati o sorvolati, vedute mozzafiato: è una sinfonia di arte, storia, civiltà.
Si discende verso Borgo S.Lorenzo tra ville, palazzi, castelli dove si trova tanta gente a farci eco.
Il paese scompare e già ritorniamo a salire.
E' un inno alla natura: colline verdeggianti, filari di pioppi, terreni e campi ben coltivati, piccole stradine bianche, casette disseminate, agreste paesaggio, gradevole, silenzioso, impregnato di fede popolare.
Si scorgono prati verde scuri e abetaie.
Pace e silenzio, preghiera.
Vallata del Muggello, dolci declivi, querce secolari, vecchi casolari, antichi mulini: ci si perde nel mito.
Le gambe si fanno dure, il cuore impazza e i piedi tremolano, e così si passa Ronta che ricorda il Galateo, Razzuolo dai vigneti e uliveti dipinti in un quadro naturale, filari di cipressi, è tutto bello, pulito, incontaminato.
Casuccie in pietra e mattoni, rifugio di boscaioli, carbonari, braccianti, passatori e contadini.
All'improvviso dopo un fulmineo tramonto arriva, qui tra le colline, una notte lunga un buio che ti copre, ti accompagna, ti fa trasalire, sperare.
E si corre tra l'asfalto incolore, tra ombre diverse, rumori soffusi e silenzi fottificanti.
E qui si arriva alla cima di Colla di Casaglia.
Si sentono rumori di un antico sogno: carrozze che scalpitano, postiglioni che imprecano, redini che schioccano, rumore di calessi e scrosciare di sorgenti, di cascate qui, nella valle del Lamone: angusta gola del fiume che vide il traghettatore cortese, contrabbandieri, ladri e assassini.
E' buio, un vento leggero che a volte si fa sentire sulla pelle sudata e ti fa sobbalzare.
E' meglio coprirsi e andare.
E la discesa veloce, bella, che percorri senza identità nel buio più atroce della notte ormai fissa.
Qua e là rumori, armonie, canti, ti accompagnano, ti avvertono i grilli, gli usignoli insonni, perfino quella stella ti segue, ti guida con le lucciole che di sottecchio ti sbirciano e accendono il loro amore per noi.
Crespino, Marradi, paesi che scorrono via come ombre nella notte silente, anfratti, ampi spazi di castagni, gallerie, e suonano i rintocchi del giorno che segue.
San Cassiano: e qui comincia il conto alla rovescia, la stanchezza, i piedi che soffrono, la mente che vacilla.
Un momento ed è passato: si ritorna in se, ci si guarda, ci si controlla testa e piedi, si alza lo sguardo, si stringono i denti, si capisce che la meta è vicina:
è una commozione capire che ormai manca poco, una gioia strana si impossessa del tuo corpo, una allegria una contentezza, una malinconia e scende una lacrima.
Di fatica ce n'è ancora, la stanchezza è stremata, le energie ridotte al lumicino, i passi pesanti, ma consapevole che il sogno può diventare una bella realtà.
Un vai e via verso Casale e Brisighella, terra di Romagna, che alle prime luci dell'alba c'è ancora qualche mano che conforta, che applaude, una voce che incoraggia.
Salubri brezze mattutine, canto di galli scuotono i primi deboli raggi dell'aurora e sul rettilineo di Errano, ecco scorgere Faenza.
E poi l'ultimo chilometro, l'entrata in questa Piazza, i loggioni agognati, i portici, la fontana, la torre dell'orologio, il campanile, il Duomo e la manfrediana piazza con gli ultimi metri, il marca tempo dell'arrivo corre con i suoi centesimi ed io in questa rosea mattina fresca di rugiada taglio il traguardo con le rondini che mi volano intorno, nel riflesso di queste pietre calpestate, antiche, io ritrovo il senso di questa avventura, un legame profondo tra cielo e terra, infinito e finito, eternità e storia, Dio e uomo, tutto in una corsa: sono contento e piango e rido in un uragano di entusiasmo.

 


WebMaster
- Daniele Gherardelli-


Associazione Sportiva Dilettantistica
100Km del Passatore
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