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La corsa più bella del mondo
di Stefano Marino Fransoni

Nella mia vita ho praticato tantissimi sport ma la corsa ha sempre avuto un ruolo predominante su tutti gli altri.
Nel 1999 ho corso la “Maratona”, quella più bella, quella più famosa di tutte: la maratona di New York.
Pensavo dopo questa esperienza di aver raggiunto il massimo dal punto di vista podistico ma un’altra corsa mitica dovevo correre.
Questa era la 100 Chilometri del Passatore detta la corsa più bella del mondo, che tutti i podisti italiani e non, almeno una volta nella vita devono provare a portare a termine per dire come recita il volantino della manifestazione “IO C’ERO”.
Quest’anno si è presentata finalmente l’occasione per correre questa “Olimpiade della follia” come la battezzò Franco Chiavegatti inviato del ‘Corriere della Sera’ il 28 maggio 1978.

Per prima cosa ho chiesto suggerimenti e consigli a chi l’aveva almeno una volta portata a termine, per cui mi sono rivolto al mitico presidente Sergio Amaducci, il quale mi ha guardato storto (forse per i miei scarsi risultati podistici) il quale mi ha consigliato di pensarci bene prima di affrontare una simile esperienza.

Stefano con la moglie Paola

Non poteva essere simile atteggiamento uno sprone maggiore per me.
Mi sono informato allora sempre da Sergio, chi nel nostro gruppo podistico avesse fatto più volte simile esperienza, ricevendo in risposta certa Roberta Monari una delle stelle non solo femminili della Pasta Granarolo.
Roberta Monari non la conoscevo personalmente ma sapevo benissimo chi era.
La mia speranza era di incontrarla presto in una gara domenicale visto che eravamo già i primi di febbraio e il giorno della corsa si avvicinava velocemente.
Occasione migliore non poteva capitare da lì a poco.
Passati pochi giorni infatti, fortunatamente sia per me che per lei, mi sono ritrovato Roberta nel mio ufficio un po’ imbronciata e dopo essermi presentato ho risolto il suo problema ridando a lei il suo magnifico sorriso e me l’opportunità di chiederle utili consigli sulla 100 chilometri.
Rimasi particolarmente colpito dalla sua unica risposta “Stefano” mi disse con estrema calma  “è solo un problema di testa”.
Al che risposi allibito “Robi secondo me è un problema di gambe!”.
No” rispose ancora  Roberta “Stefano è solo un problema di testa”.
Pensai molto a quelle parole durante i miei allenamenti.
La domenica 13 maggio  partecipo alla maratonina di Lovoleto, prima della corsa, alla tenda del Gruppo, vedo Roberta e colgo l’occasione per salutarla e chiederle ancora utili suggerimenti.
Roberta però mi disse le stesse parole “Stefano per la 100 è solo un problema di testa”.
Allora prendendo un po’ di coraggio gli dico “Robi, visto che il tempo limite è di 20  ore e subito dopo ci saranno le premiazioni, vedrai che io arriverò al traguardo appena in tempo per vederti premiare !!”.
Lei un po’ imbarazzata illuminò il suo volto con un dolcissimo sorriso.
Eccoci finalmente al sabato 26 maggio giorno della partenza del Passatore.


Stefano all'arrivo con la "sudata" medaglia
L’itinerario di questa mitica gara collega due delle più belle piazze d’Italia – quella della Signoria di Firenze, citta d’arte conosciuta in tutto il mondo e quella del Popolo di Faenza, città delle ceramiche.
La piazza fiorentina accoglie la moltitudine dei partecipanti.
La partenza è all’inizio di Via dei Calzaiuoli dove si trovano i negozi più eleganti di Firenze, con mia moglie Paola cerco inutilmente Roberta tra la folla.

Alle 15.00 in punto l’atteso sparo da inizio alla corsa e alla mia avventura, ho venti ore di tempo fino alle 11 di domani mattina per arrivare in terra di Romagna e precisamente a piazza del Popolo a Faenza, mio obiettivo primario.
Il percorso lo guardato molte volte e ormai lo conosco a memoria.
Sui marciapiedi due ali di folla incita i concorrenti, dopo pochi minuti, il centro di Firenze è lontano si inizia a salire su per Fiesole, un serpentone di podisti italiani e stranieri arranca su per la salita.
Dopo aver passato Saletta, Vetta le Croci, Polcanto e Faltona, arrivo al primo traguardo intermedio della corsa, Borgo San Lorenzo dopo circa cinque ore, Paola è là che mi aspetta, faccio il primo cambio di indumenti per affrontare la sera e il freddo che andrò a trovare sul passo della colla.
Inizio a salire su per il passo, ormai è buio, meno male ho con me le cat’s eyes  (tre lampadine  attaccate sulla visiera del cappellino che indosso) che fanno una luce incredibile e una torcia che mi serve per non essere investito da dietro.
Il freddo si fa sentire, la salita sembra interminabile, finalmente vedo di fronte a me il secondo traguardo intermedio quello dei cinquanta chilometri il Passo della Colla, vedo pure anche Paola che iniziava ad essere preoccupata perché non mi vedeva arrivare, sono le 23 e 30 ormai è otto ore e mezzo che sono in mezzo alla strada.
Mentre mangio qualcosa al rifornimento sul passo penso tra me e me “cavolo sono stanco morto e sono solo a metà gara !?!”

Dopo aver mangiato e bevuto e detto a Paola di aspettarmi all’ultimo traguardo intermedio di Marradi, riparto nel buio tutto solo.
Inizio una discesa che mi porterà a passare per dei paesi deserti vista l’ora tarda come Casaglia, Crespino e la Stazione Fantino.
Eccomi finalmente a Marradi il mio orologio segna le 2 e 43, quasi dodici ore dalla partenza da piazza Signoria a Firenze.

Stefano con
Roberta Monari

Paola mi aspetta passato il traguardo, sono infreddolito ho i piedi pieni di vesciche e le gambe doloranti, in una sola parola sono a pezzi.
Paola vedendomi in tali condizioni mi invita a salire in macchina ma rifiuto dicendogli che se salgo in macchina la mia corsa finirebbe in quel momento.
Allora mi fa sedere su una seggiolina apribile da campeggio prestata da mia madre a Firenze.
La mi mamma come si dice a Firenze, come tutte le mamme del mondo pensa sempre al suo “bambino” e prima di partire per il Passatore mi disse “Prendi questa seggiolina visto che tu devi fare 100 chilometri a piedi, almeno quando tu sei stanco tu poi fare un riposino”.
La stanchezza sembrava avere il sopravvento, provo a riprendere la corsa ma come mi alzo dalla seggiolina comincio a vedere i pallini bianchi, sono attimi di panico, mi rimetto seduto e chiedo a Paola un integratore energetico di carboidrati che mando giù lentamente nella speranza di riprendermi.
Paola preoccupata mi invita a terminare in quel momento la corsa.
Dopo circa dieci minuti che sono seduto provo a ripartire ma come sono in piedi faccio fatica a muovere le gambe, Paola sempre più preoccupata insiste per il mio ritiro.
“Aspetta”  le dico “ancora un attimo” e così dicendo mi allontano sia da lei che dalla macchina  provando a vedere se riesco almeno a camminare decentemente.
Dopo pochi minuti mi squilla il cellulare che avevo con me per tenere i contatti con Paola “Ma dove sei ?” mi chiede Paola non vedendomi tornare indietro alla macchina.
Mentre rispondo al cellulare passo davanti ad un cartello stradale con l’indicazione Faenza, in quel momento dolorante, stanco, praticamente a pezzi, penso alle parole di Roberta “Stefano è solo un problema di testa”.
“Ma dove sei ?” ripete sempre più preoccupata Paola, “Andiamo”  rispondo io.
“Ma andiamo dove ?” riprende Paola “Andiamo a Faenza a Faenza” rispondo io sempre più convinto.
Dopo circa due chilometri trovo davanti a me due ragazzi di Milano uno di questi è piegato in due e dice al suo amico “Non ce la faccio più, mi fa male un piede,” allora io passandoli vicino gli dico “Beato te che ti fa male un piede, a me mi fanno male tutte e due !?!”.
Una risata  contagiosa allenta la tensione e la fatica e dopo poco ci troviamo tutti e tre ad incoraggiarsi per arrivare a Faenza.
La compagnia si scioglierà soltanto a pochi chilometri dal traguardo  consapevoli di aver raggiunto la meta.


Stefano con Paola all'arrivo in piazza del Popolo a Faenza
Ormai è giorno sono a Fognano il tabellone segna chilometri indica 85, il panorama è bellissimo, mi scappa da ridere ripensando a Paola che leggendo la cartina del percorso prima della partenza disse “Passate anche da un paese che si chiama Fognanc ?!!”, leggendo la o finale come c “vai a vedere che adesso invece di andare in Romagna vado a finire in Francia” risposi io perplesso.

A Fognano decido di cambiarmi per l’ultima volta, ho di nuovo i pantaloncini e la canottiera della Pasta Granarolo, mancano ormai solo !!!?? quindici chilometri sono da solo con i miei pensieri e il cronometro, devo stare dentro le venti ore per essere classificato e per il momento sono dentro.
Chilometro dopo chilometro passo prima Brisighella e poi Errano dove arrivo alle 9.30.
Mancano solo cinque chilometri e ho un margine di un’ora e mezzo per arrivare in piazza del Popolo a Faenza penso tra me e me “dai Stefano ormai è fatta”.
Entro a Faenza, mi godo gli ultimi metri di questa mitica impresa prima di entrare in piazza, Paola mi viene incontro ha le lacrime a gli occhi, anch’io sono commosso ed insieme entriamo in piazza, la gente presente mi applaude, Paola si defila lasciandomi gustare l’arrivo.
Il traguardo con scritto Finish 100 Km del Passatore 2007 è davanti a me, mentre mi avvio a salire sulla passerella che porta al termine della mia fatica mi sento chiamare, mi giro e vedo Giuseppe Grimaudo della mia squadra che mi fa i complimenti, lo saluto e a braccia alzate passo il traguardo ponendo termine alla mia sfida ma soprattutto riuscendo a centrare l’obiettivo di arrivare entro il tempo massimo delle venti ore, infatti il mio crono è di 19 ore 37 minuti e 3 secondi.
Passato il traguardo una ragazza mi mette al collo la medaglia dorata del passatore, la bacio e la metto al collo di Paola che nel frattempo mi aveva raggiunto.
Fatti pochi metri vedo un cartello con su scritto “Per giocare a pallacanestro, a calcio, a pallavolo, a pallanuoto, a rugby, a tennis ci vuole una palla, per correre il Passatore ce ne vogliono almeno due”.
Sorrido e credo che sia proprio vero, per il passatore ce ne vogliono almeno due di palle.
Penso anche che sicuramente senza Paola e ai consigli di Roberta non sarei mai arrivato a Faenza.
Le sorprese però non sono finite, dopo aver ritirato il diploma di partecipazione e le tre bottiglie di vino del Passatore, mi raggiungono Roberta e Giuseppe, gli altri due ragazzi della Pasta Granarolo che avevano partecipato alla corsa.
Roberta raggiante mi dice che è arrivata in poco meno di 9 ore al secondo posto nella classifica femminile e 23° assoluta, mentre Giuseppe in poco più di 9 ore e mezzo si è piazzato 42° assoluto.
Come avevo pronosticato ero arrivato poco prima della premiazione di Roberta che ho avuto modo di fotografare mentre viene premiata sorridente sul palco, dalle autorità presenti.
Ancora oggi, mentre guardo la medaglia dorata del passatore riposta in bella mostra nella vetrina del mio studio, ripenso a quella impresa, ai momenti belli e a quelli brutti ma soprattutto a quelle parole di Roberta “Stefano è solo un problema di testa”.
Robi avevi ragione tu e grazie a te e a mia moglie Paola, anch’io adesso posso dire IO C’ERO”.

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- Luca Piazza -


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