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COSI’ COMMENTO’ IL PASSATOR CORTESE: “MA DOVE CREDONO DI ANDARE QUESTI 7 PERGINESI?”

COSI’ COMMENTO’ IL PASSATOR CORTESE: “MA DOVE CREDONO DI ANDARE QUESTI 7 PERGINESI?”

E’ passato qualche mese (29 maggio), ma è una di quelle tappe di una vita di un atleta, giovane o meno giovane, forte o meno forte, che rimane a lungo impressa nella mente e nel cuore.
100 km, da Firenze a Faenza, con dislivelli che visti sulla cartina appaiono più semplici di come sono nell’affrontarli effettivamente, da percorrere solo “a cavallo delle proprie gambe e del proprio cuore”.

E ne sanno qualcosa quei 7 Perginesi che alla fine di maggio hanno avuto l’ardire di provare, con la scusa di dover comprare due ceramiche a Faenza, a partire da Firenze, da via dei Calzaiuoli, in prossimità degli Uffizi, alla volta dell’Emilia Romagna (sfidando così il mitico Passator Cortese), seguendo un tracciato che comunque poco o nulla poteva lasciare all’improvvisazione, se si voleva giungere alla meta quantomeno alle luci dell’alba e in condizioni fisiche accettabili.

La partenza alle 15.00 del 28 maggio, tutti vicini, tutti emozionati, tutti speranzosi di raggiungere entro le 20 ore previste Faenza (“I negozi avrebbero poi chiuso”).
E che nessuno racconti balle: prima dello sparo (visto che quest’anno si festeggiano i 150 anni dell’unità d’Italia) l’Inno di Mameli  ha emozionato tutti, dal più giovane al più vecchio,  ha riunito i circa 1500 partenti in un unico ideale abbraccio; e da qualche viso è scesa inevitabile una lacrima.
 
E a quell’inno che tutti da bambini abbiamo sognato di ascoltare sul primo gradino del podio, a quell’inno che ci fa venire la pelle d’oca quando lo sentiamo suonare, a quell’inno che molti hanno cantato senza timore di sprecare quel fiato prezioso che sarebbe servito nelle ore successive, è seguito alle 15 in punto il fatidico sparo: cento lunghissimi chilometri aspettavano le gambe di quegli immensi e “pazzi” atleti che erano giunti lì, da ogni parte d’Italia, ma anche da molti Paesi stranieri, per lanciare la loro sfida al Passator Cortese.

Si sa come è finita: i quotidiani locali ne hanno fatto qualche accenno, qualche altro a livello nazionale ne ha parlato più diffusamente, ma ciò che qui più importa è che 7 perginesi per la prima volta hanno tagliato tutti quanti il traguardo, e in modo onorevole, dopo aver sparso lungo la strada sudore e fatica, dopo aver lottato con il caldo, con il freddo, con le insidie della notte, col timore degli infidi crampi, dell’acido lattico, dell’insorgere di qualche acciacco.

E allora, sotto lo striscione di Faenza, passavano alcune ore prima degli altri,
Monica Carlin, una delle più forti atlete che attualmente l’atletica italiana e mondiale esprime nelle lunghe distanze (ha vinto per la terza volta la 100 km Firenze-Faenza) e il recuperato Stefano Sartori, più volte vincitore della competizione e classificatosi dodicesimo assoluto.
Bravi questi due super atleti!

 Ma il Passator Cortese, quando sulla cima della Colla (48 km circa) ha visto apparire gli altri cinque Perginesi, ha dovuto concedere anche a loro il lasciapassare verso Marradi, tra urla di incitamento, tra battiti di mani e innumerevoli “dai forza ragazzi”.

“Ma chi li ferma più ormai ‘sti cinque pazzi, mi inchino alla loro grinta e tenacia e che a Faenza arrivin pure anche loro” borbottava fra la folla il Passatore.

Certo, non era stato uno scherzo arrivar fin lì: salite e discese spaccamuscoli avevan messo tutti a dura prova, ma lungo il percorso gente comune, amici (grazie Laura, grazie piccolo-grande Brayan, grazie “piccola” Mozze e moroso, grazie Walter, Roby, Emanuele), gente che stava a casa e pensava positivamente a loro (amici, colleghe, maizederine, Michela ecc.),  hanno dato a quelli di Pergine ulteriore energia per non cedere.

Beh, ognuno già prima della Colla, aveva avuto probabilmente il suo  piccolo momento di crisi; ma poi chissà come lavorano questa mente, questo cuore, questi muscoli ormai provati: tutto all’improvviso si rimette in moto, le gambe ricominciano a muoversi avvertendo meno dolore.
Il traguardo era ancora lontano, ma lontana ormai era anche Firenze!

Ognuno di quei cinque è transitato sulla mitica Colla in tempi abbondantemente sotto il tempo limite (fissato per le 10 ore). Questo bagaglio di ore risparmiate li ha incoraggiati a continuare, a pensare sempre più in positivo: era ancora dura, ancora 50 km aspettavano i cinque, chilometri che sarebbero stati è vero più che altro di discesa e in qualche tratto di saliscendi (da molti non previsto), ma sempre di un bel pezzo di strada si trattava e le gambe erano un “pochettino indolenzite”.

Tutti sono arrivati a Marradi (65 km circa), quando i top-runner avevano già più o meno tagliato il traguardo (Stefano e Monica se non l’avevano  già fatto, lo stavano per fare). Era ormai notte fonda e i frontalini illuminavano la via verso Faenza.

Scherzosamente qualcuno per farsela  passare, quando incontrava quegli ormai rari tifosi che applaudivano sulla strada (forse per scaldarsi le mani), chiedeva indicazioni per Faenza: la risposta altrettanto scherzosa (sempre dritti, non potete sbagliare!!!!) era incredibilmente una dose di energia per continuare. Immagazzinata insieme a nuovi incitamenti, è stata un aiuto per continuare a correre, scalando via via mentalmente i chilometri che mancavano alla fine.

Qualcuno  è incorso in qualche inconveniente tecnico (rottura del frontalino), ma grazie all’”angelo”Laura, che dopo affannoso cercare ne trovava uno nel suo “pozzo di S. Patrizio-camper”, ha potuto riprendere con tranquillità la corsa (Laura e Brayan seguivano un po’ in bici, un po’ a piedi, un po’ in camper due dei “pazzi” de Perzen)

Tra i cinque non extraterrestri, precedevano l’unica donna perginese (Monica a parte) Aldo, Bruno, Damiano, il grande Devis (alla fine ha concluso in un tempo strepitoso, lui all’esordio in una cento: 9h e 24’).

Dopo Marradi tutti i cinque perginesi avevamo ormai più o meno la consapevolezza che ormai il più era fatto, che avrebbero potuto vincere contro l’ acido lattico, i crampi,  la fatica: Faenza, la festa, per un momento solo loro, intima, personale, li aspettava (mancavano “appena” 35 km o giù di lì).
(A 12 km dall’arrivo circa io ho visto per l’ultima volta Laura: un ok e un cenno, che hanno avuto, per me, un senso inequivocabile, che erano quasi un imperativo categorico : ti aspetto a Faenza !).

Era ormai notte fonda, anzi si andava verso l’alba, ma le gambe continuavano a fare il loro dovere.. “Ormai ci siamo, ragazzi” si sentiva nel buio degli ultimi 9 km che separavano Brisighella a Faenza! Poi il vialone, quel vialone che avrebbe portato alla “ vittoria”. E il vialone era lì……

E su quel vialone è arrivata anche chi scrive: ero rimasta sola, ma mai avevo goduto di tanta solitudine! Ero felice per me stessa, non posso negarlo, ma anche  perché sapevo che gli altri erano arrivati o stavano per farlo. L’adrenalina era così tanta, che ormai chi mi fermava più!
 A un certo punto ho intravisto da lontano una sagoma, jeans e giubbotto rosso che mi venivano incontro: ”Sei mia sorella” mi ha chiesto nel buio. “Sì, nemmeno io ci credo, ma sono proprio io!” “Dai, ne mancano meno di tre e ci sei anche tu” mi ha incitato Roby “ Il Mozze, Aldo, Devis gli altri sono arrivati” mi diceva mentre mi correva a fianco. Cominciavo a non capire più nulla, a non controllare la gioia: al 99 km mi sono messa a urlare: Aldo (da mezzora e più arrivato) e Laura intanto sulla strada mi stavano aspettando per battermi un cinque.”Aldo, ce l’abbiamo fatta” gli ho urlato quasi incredula. Sono arrivata ai duecento metri: ho intravisto lo striscione d’arrivo: ho allungato e finalmente  ho tagliato il traguardo a braccia alzate in 13 h e 07’, tempo per me inimmaginabile prima di partire (il tempo limite erano 20 ore; non sapevo, alla partenza, se ce l’avrei fatta, ma nell’eventualità ipotizzavo di impiegarci 16 ore).
Cosa ho provato?
Beh, qui non si può dire!!!! (taglierebbero il pezzo).
 Ma se incontrate gli esordienti a questa mitica gara (Stefano e Monica ormai la conoscono metro per metro) Devis Zampedri (9 h e 24’), Mariano Tava (11 h e 30’), Aldo Floriani (12 h e 30’), Bruno Nicolussi Mozze (12 h e 38’), la sottoscritta, chiedeteglielo pure: sicuramente ognuno avrà la sua risposta da darvi.

Io posso solo dirvi che è stata una bella, emozionante, dura “follia” e che in qualche modo quel giorno, come da un po’ non succedeva,  mi sono sentita facente parte di un unico gruppo, di una favolosa squadra,  che rappresentava anche quelle strade, quelle montagne, quei laghi di uno dei paesi “più belli del mondo”, quello in cui viviamo, e che sono stati la palestra dei nostri duri e spesso solitari allenamenti.

Enrica Oss Emer

PS. Forse vale la pena di aggiungere, per chi si scoraggia, per chi crede di non farcela più, per chi  reduce da qualche piccolo guaio fisico teme di non poter più correre, che chi scrive ha corso la sua prima ( e chissà, forse non ultima, 100 km) con una piccola protesi all’anca, introdotta nell’arto sinistro dal dott. Stefano Zanasi (che ringrazio) nell’aprile del 2009…..

 

 


WebMaster
- Daniele Gherardelli-


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